Rischio, volatilità e drawdown
Volatilità: l’oscillazione, quantificata
Quando un factsheet indica una volatilità di circa ~15% per un fondo azionario globale, significa che storicamente i rendimenti annuali si sono collocati spesso entro ±15 punti percentuali dalla loro media e, negli anni più difficili, entro ±30. Tradotto in movimenti giornalieri: variazioni di ±1% non hanno nulla di straordinario, giornate da ±2–3% capitano molte volte l’anno e nelle stagioni tempestose arriva una manciata di giornate da ±4–5%. Le obbligazioni si muovono con circa un quarto-metà di questa volatilità; i fondi monetari sono vicini allo zero.
La volatilità è la statistica; due sue caratteristiche hanno conseguenze pratiche. Si raggruppa: la calma tende a generare calma e la tempesta altra tempesta, quindi le settimane turbolente arrivano in sequenze, non isolate, esattamente quando controllare ogni giorno fa più danni (capitolo 61). Ed è simmetrica nella misurazione ma non nelle sensazioni: le giornate da +3% finanziano i rendimenti, quelle da −3% finiscono sui titoli, e un portafoglio di cui senti parlare soltanto nei giorni negativi sembrerà sempre peggiore di quanto sia.
Drawdown: l’esperienza vera e propria
La volatilità è il meteo; un drawdown, cioè la discesa percentuale dal massimo precedente, è la tempesta in cui ti trovi personalmente. Il record storico dell’azionario globale/USA ampio, la tabella onesta che ogni investitore dovrebbe vedere prima della propria prima crisi, dai dati Dimson–Marsh–Staunton Global Investment Returns Yearbook e dagli indici MSCI:
- Correzioni, da −10% a −20%: circa ogni 1–2 anni. Durata: settimane o mesi. Routine.
- Bear market, −20% o peggio: circa ogni 5–7 anni; profondità media intorno a −33%; tipico intervallo dal massimo al pieno recupero di 2–4 anni.
- Quelli generazionali: 1973–74, circa ~−48% reale e peggio; 2000–02, circa ~−49% negli USA con gli indici molto tecnologici assai peggio; 2008–09, circa ~−55% globale; 2020, −34% in cinque settimane e recupero in pochi mesi; 2022, azioni −25% insieme a obbligazioni lunghe in calo a doppia cifra, l’anno in cui il classico cuscinetto ha fallito.
Due caratteristiche di questo record contano più delle profondità. Il tempo sott’acqua supera il tempo della discesa: gli episodi del 2000 e del 2008 hanno entrambi tenuto gli investitori sotto il massimo precedente per anni, e il vero test psicologico non è tanto il crollo quanto il terzo anno piatto. E finora il recupero è stato completo negli indici ampi e diversificati, proprio la proprietà che manca alle singole azioni, capitolo 18: l’indice sostituisce le vittime; la tua posizione concentrata no.
Rischio e volatilità: la distinzione che cambia le decisioni
Per un investitore con orizzonte lungo, il rischio più profondo non è l’oscillazione, ma la perdita permanente e il rischio di non raggiungere l’obiettivo. Ordina le minacce di conseguenza:
- Volatilità di un portafoglio diversificato: temporanea nel record storico; nel tempo si trasforma in rendimento; è il rischio per cui vieni remunerato (capitolo 18).
- Perdita permanente: posizioni concentrate che vanno a zero, decadimento dei prodotti a leva, vendita di un portafoglio diversificato sul fondo, frode. Nota che l’ultima delle perdite permanenti per un investitore diversificato è auto-inflitta: il mercato aveva offerto una fluttuazione e la vendita l’ha trasformata in definitiva.
- Shortfall risk: quello silenzioso, che arriva dopo decenni in liquidità «in attesa di sicurezza» (capitolo 17) o da asset allocation troppo prudenti per l’obiettivo. Non riuscire ad andare in pensione è anch’esso un esito di rischio; semplicemente non ha un grafico spaventoso.
Questa classificazione spiega perché gli strumenti di gestione del rischio del libro sono quelli che sono: diversificazione contro la perdita permanente legata a singoli nomi, asset allocation dimensionata in modo da mantenere le posizioni durante le oscillazioni e impegno scritto in anticipo contro la categoria auto-inflitta.
Il risultato concreto: il tuo peggior caso, in euro, in anticipo
Il capitolo 19 ha introdotto il metodo; questo capitolo gli dà il record storico appena visto. Prendi la ripartizione che intendi usare, applica il suo peggior drawdown storico a un valore futuro significativo del portafoglio e scrivi la cifra in euro nella tua policy di una pagina, insieme alla frase che fa il lavoro: «Quando accadrà, sarà il piano che sta funzionando, non il piano che sta fallendo.»
In concreto, su un portafoglio da €200.000: 100/0 → peggior caso circa −€110.000 sul modello 2008, con possibilità di anni sott’acqua; 80/20 → circa −€90.000; 60/40 → circa −€65.000, con l’asterisco del 2022 che il cuscinetto obbligazionario è usuale, non garantito. Scegli il numero più grande che, dalla tua sedia, leggi come maltempo sopportabile. Se nessuno lo è, la risposta è un gradino più tranquillo, non un fondo più furbo.
Un esempio pratico
Marzo 2020, compresso per studiarlo. L’azionario globale è sceso del 34% in cinque settimane; un portafoglio 80/20 da €150.000 ha toccato circa €112.000.
- Investitrice A aveva la pagina scritta del capitolo 19: peggior caso −€45.000, frase inclusa. La realtà, −€38.000, è arrivata dentro l’intervallo pre-approvato; ha ribilanciato come previsto, comprando azioni vicino ai minimi perché così diceva la policy, e l’unica riga del suo diario è «come previsto».
- Investitore B possedeva lo stesso identico portafoglio senza quella pagina. Ogni giornata rossa sembrava nuova informazione; a −30% la posizione «chiaramente non funzionava», ha venduto vicino al minimo ed è rientrato otto mesi dopo, a circa ~25% più in alto. Stesse attività, stessa tempesta; la differenza nel risultato, circa un quinto del portafoglio, è stata prodotta interamente nella sua testa, in anticipo, dall’assenza di una pagina.
Il mercato recuperò in pochi mesi, insolitamente in fretta; la lezione non dipende da questo. Dipende dal fatto che la decisione di A fu presa nella calma del 2019 e quella di B nel panico di marzo, e le decisioni ereditano la qualità del momento in cui vengono prese.
Punti chiave
- La volatilità, circa ~15%/anno per l’azionario ampio, è l’oscillazione; i drawdown sono l’esperienza: −10% all’incirca ogni anno, −20%+ ogni 5–7 anni, classe −50% una o due volte nella vita, con gli anni sott’acqua come vero test.
- I drawdown degli indici diversificati sono stati storicamente temporanei; perdite su singoli titoli, decadimento della leva e vendita sul fondo appartengono alla categoria permanente, e l’ultima è auto-inflitta.
- Anche lo shortfall è rischio: decenni in liquidità perdono contro chi attraversa la tempesta senza mai stampare un grafico spaventoso.
- Il risultato concreto è un solo numero scritto: il peggior caso storico della tua asset allocation in euro, pre-approvato con la frase «questo è il piano che sta funzionando, non fallendo».
- Se il numero non è sopportabile da una sedia tranquilla, cambia asset allocation ora, nella calma; sul fondo di un bear market non esistono seconde possibilità per questa decisione.
FAQ
Il prossimo crollo non potrebbe essere peggiore di quelli storici?
Potrebbe; la storia è un pavimento di realismo, non un tetto. Il metodo regge comunque: aggiungi un margine al peggior caso scritto se vuoi e nota che ogni meccanismo del piano, diversificazione, asset allocation, ribilanciamento, funziona allo stesso modo anche a −60%.
Dovrei tenere liquidità pronta per comprare il ribasso?
Una riserva permanente di liquidità per fare timing è un’allocazione allo shortfall risk con una storia eroica attaccata. Il ribilanciamento compra già i ribassi in modo sistematico, con denaro che nel frattempo produceva rendimento (capitoli 17 e 60).
Quanto spesso dovrei guardare il portafoglio durante un crollo?
Secondo il calendario di ribilanciamento e, per il resto, idealmente mai; ogni controllo aggiuntivo è una nuova decisione di vendita che il te stesso di marzo può prendere. Il capitolo 61 tratta la meccanica del non guardare.
Il dollar-cost averaging mi protegge dai drawdown?
I nuovi versamenti comprano a prezzi bassi durante il drawdown, che è una vera consolazione; il portafoglio già esistente scende comunque. La protezione dimensionata sui tuoi nervi è compito dell’asset allocation, non del calendario degli acquisti.
Il mio fondo è sceso più del «mercato» durante il crollo. Perché?
Controlla cosa replica davvero, usando il controllo d’identità del capitolo 24: fondi settoriali, factor, small cap e su singoli paesi registrano normalmente drawdown più profondi degli indici ampi; è il loro carattere documentato, non un difetto.
Fonti e approfondimenti
- Dimson–Marsh–Staunton, Global Investment Returns Yearbook, dati di lungo periodo su drawdown e recuperi; edizioni annuali pubblicate con UBS
- Factsheet degli indici per le profondità degli episodi 2000/2008/2020/2022, MSCI/S&P DJI
- Evidenze comportamentali sull’esperienza delle perdite e sulle vendite, Kahneman–Tversky sulla loss aversion; studi sui flussi dei fondi durante le crisi
- Capitoli 17–19, 60 e 61 di questo sito, collegati dal metodo di questo capitolo