PARTE I · CAPITOLO 2 ↩Universale⏱ 9 minVerificato ago 2026

Breve storia degli ETF

La risposta breveGli ETF sono nati dalle riflessioni successive al crollo del 1987, hanno debuttato a Toronto nel 1990 e a New York nel 1993, sono arrivati in Europa nel 2000 e poi hanno cavalcato tre decenni di commissioni in calo e di evidenze a favore dell’investimento indicizzato fino a diventare un’industria da $23 mila miliardi. Questa storia non è semplice curiosità. Ogni epoca ha aggiunto una tipologia di prodotto che incontrerai nel mercato di oggi e ogni crisi ha messo sotto stress il contenitore a cui stai per affidare i tuoi risparmi.

Prima dell’ETF: due invenzioni indispensabili

L’ETF nasce dall’incontro di due idee più antiche.

Il fondo indicizzato (1971–1976). Negli anni 1960, gli accademici, sviluppando ricerche che in seguito avrebbero contribuito a premi Nobel, continuavano a imbattersi nello stesso risultato scomodo: nel loro insieme, i professionisti della selezione azionaria non riuscivano a battere il mercato al netto dei costi. La conseguenza logica fu un prodotto che si limitasse semplicemente a detenere il mercato. Wells Fargo avviò i primi mandati indicizzati istituzionali nel 1971 e nel 1976 John Bogle di Vanguard lanciò il primo fondo comune indicizzato per gli investitori privati, con replica dell’S&P 500. Wall Street lo definì «la follia di Bogle» e «anti-americano». Nel frattempo, quasi in silenzio, il capitale continuava a crescere per effetto della capitalizzazione composta.

Le lezioni del crollo del 1987. Il 19 ottobre 1987, le azioni statunitensi persero oltre il 20% in un solo giorno. Nel rapporto successivo, lo staff della SEC ipotizzò che un singolo strumento negoziato in borsa e rappresentativo dell’intero mercato avrebbe potuto assorbire parte delle vendite da panico che singole azioni e futures non erano riusciti a gestire. All’American Stock Exchange, uno sviluppatore di prodotti di nome Nathan «Nate» Most, ex fisico con anni di esperienza nei mercati delle materie prime, lesse quella considerazione quasi come una specifica di prodotto. L’intuizione gli venne dai magazzini delle commodity: si poteva depositare in un luogo sicuro un paniere di azioni e negoziare in borsa una ricevuta rappresentativa di quel paniere. Quella ricevuta è la quota dell’ETF. Il meccanismo di deposito e ritiro divenne il processo di creazione/rimborso, il motore che apriremo nel capitolo 31.

1990–1993: prima Toronto, poi SPY

Un fatto che sorprende molti: il primo fondo indicizzato negoziato in borsa ad avere successo fu canadese. Nel marzo 1990, la Borsa di Toronto quotò i TIPs (Toronto 35 Index Participation units), un paniere a basso costo che replicava 35 grandi società canadesi. Funzionò, raccolse patrimonio e dimostrò che il meccanismo operativo era valido.

Il prodotto che avrebbe cambiato il mondo arrivò tre anni dopo. Il 29 gennaio 1993, dopo anni di confronto con le autorità di vigilanza, l’American Stock Exchange e State Street lanciarono lo SPDR S&P 500 Trust, ticker SPY, il primo ETF statunitense. Per poco non fu un fallimento: inizialmente i volumi erano ridotti e i broker avevano pochi incentivi a vendere un prodotto che non riconosceva loro commissioni. Poi gli investitori istituzionali lo scoprirono come strumento di trading, i retail seguirono e SPY crebbe fino a diventare quello che ancora oggi è il titolo più scambiato al mondo, con un patrimonio nell’ordine delle centinaia di miliardi.

1971199020082026 1976 indice Bogle 1990 TIPs, Toronto 1993 SPY 2000 arriva l’Europa 2004 GLD 2010 Flash Crash 2019 Rule 6c-11 2024 ETF su bitcoin 2026 · $23,1tn PREISTORIA PROVA ESPANSIONE DIFFUSIONE
Quattro ere dell’ETF. Da idea accademica a contenitore standard dei mercati mondiali.Fonti: dati di borse & emittenti; ETFGI (patrimonio 2026).

1996–2007: il paniere impara nuovi trucchi

Una volta dimostrata la validità del concetto, il settore passò un decennio a scoprire quante cose potessero entrare in un paniere.

  • 1996: l’apertura internazionale. Morgan Stanley e Barclays lanciarono i WEBS (poi confluiti negli ETF Paese di iShares), ETF azionari su singoli Paesi che trasformarono «comprare il Giappone» in una sola operazione. Furono anche pionieri dell’ETF strutturato pienamente come fondo, un dettaglio importante per il funzionamento: SPY era tecnicamente un unit trust.
  • 1998: i settori. I «Sector SPDRs» suddivisero l’S&P 500 in nove fondi settoriali. Nel 1999 arrivò il celebre fondo sul Nasdaq-100, QQQ.
  • 2000: entra l’Europa. Nell’aprile 2000, i primi ETF europei furono quotati su Xetra di Deutsche Börse e sul London Stock Exchange. La versione europea si sviluppò all’interno del quadro dei fondi UCITS, una scelta con conseguenze a cui questo libro torna di continuo, perché trasformò gli ETF europei in un prodotto esportabile che oggi viene acquistato in tutto il mondo al di fuori degli Stati Uniti (capitolo 54).
  • 2002: le obbligazioni. iShares lanciò i primi ETF a reddito fisso, trasformando panieri di obbligazioni, fino ad allora terreno quasi esclusivo degli istituzionali, in quote negoziabili.
  • 2004: l’oro. SPDR Gold Shares (GLD) permise agli investitori di detenere oro fisico custodito in caveau tramite un normale conto di intermediazione. Raccolse un miliardo di dollari in tre giorni e consacrò l’intera categoria degli ETP sulle materie prime.
  • 2006–2007: compaiono i bordi taglienti. Arrivarono i prodotti a leva e inversi, che promettevano multipli del movimento giornaliero di un indice. Utili per i trader, insidiosi per chi li detiene nel tempo, come dimostra il capitolo 72 con una matematica che non fa sconti.

2008–2019: la crisi, poi il dominio

La crisi finanziaria globale fu una campagna di marketing involontaria per gli ETF. Gli investitori che avevano visto gestori di fondi star perdere il 40% e applicare l’1,5% di commissioni per il privilegio trassero una conclusione piuttosto ovvia. Il decennio successivo al 2008 diventò l’era della grande migrazione: centinaia di miliardi all’anno uscirono dai costosi fondi comuni a gestione attiva per entrare nei più economici ETF indicizzati.

  • 2008. La SEC autorizzò i primi ETF pienamente attivi: nessun indice, semplicemente un gestore professionale all’interno del contenitore ETF.
  • 2010: il Flash Crash. Il 6 maggio 2010, i mercati statunitensi crollarono e recuperarono nel giro di pochi minuti; gli ETF rappresentarono circa il 70% delle operazioni successivamente annullate perché considerate errate. Fu il primo vero scandalo strutturale del contenitore, portò a riforme concrete della microstruttura di mercato e si è guadagnato un intero capitolo di caso di studio (81).
  • La guerra delle commissioni. La concorrenza spinse senza sosta le commissioni dichiarate verso lo zero. Lo 0,20% diventò 0,10%, poi 0,03% per i maggiori ETF indicizzati statunitensi. A beneficiarne furono i risparmiatori; a perderci furono i margini nel resto dell’industria del risparmio gestito.
  • 2019: la «ETF Rule». La Rule 6c-11 della SEC sostituì due decenni di esenzioni concesse caso per caso con un quadro normativo standard, riducendo i tempi di lancio da anni a mesi. È uno dei motivi per cui in seguito l’offerta di prodotti è esplosa (capitolo 89).

Dal 2020 a oggi: stress test e diffusione capillare

  • Marzo 2020. Durante il panico da COVID, alcune parti del mercato obbligazionario si bloccarono, ma gli ETF obbligazionari continuarono a essere negoziati, mostrando sconti visibili che svolsero una funzione di price discovery in tempo reale mentre le obbligazioni sottostanti passavano di mano a fatica. Le autorità di vigilanza studiarono l’episodio e la valutazione prevalente rafforzò la credibilità istituzionale del contenitore. La storia completa, compresi gli acquisti senza precedenti di ETF obbligazionari da parte della Federal Reserve, è nel capitolo 82.
  • Gli anni 2020: gestione attiva e conversioni. Gli Stati Uniti autorizzarono strutture attive semi-trasparenti, i fondi comuni iniziarono a convertirsi direttamente in ETF e gli ETF attivi divennero il segmento con la crescita più rapida, raggiungendo $2,56 mila miliardi a metà 2026, con un terzo di tale patrimonio aggiunto solo in quell’anno (ETFGI, giugno 2026).
  • Gennaio 2024: bitcoin. Dopo un decennio di bocciature, la SEC approvò gli ETF spot su bitcoin. Il loro lancio infranse i record di raccolta del primo anno e portò le criptovalute all’interno dei normali conti di intermediazione (il capitolo 77 tratta le strutture e le relative avvertenze).
  • Oggi. A giugno 2026, il settore gestisce il record di $23,09 mila miliardi attraverso oltre 1.000 provider, con $1,33 mila miliardi di afflussi netti soltanto nella prima metà del 2026 e 85 mesi consecutivi di flussi positivi. Circa il 59% del patrimonio fa capo ai tre grandi: iShares/BlackRock ($6,1 mila miliardi), Vanguard ($4,7 mila miliardi) e State Street ($2,2 mila miliardi) (ETFGI, giugno/luglio 2026).
Quota fondi indicizzati USA, fine anno fondi attivi fondi indicizzati ETF indice 19%2010$9.9tn28%2015$14.9tn40%2020$24.8tn52%2025$36.6tn
La migrazione. Quota dei fondi indicizzati sul patrimonio USA a lungo termine: 19% nel 2010, maggioranza del 52% a fine 2025.Fonte: ICI Research Perspective vol. 32, n. 1 (marzo 2026) — fondi comuni indicizzati ed ETF indicizzati sul patrimonio netto di fondi ed ETF a lungo termine; esclusi i monetari.

Perché questa storia ti riguarda

Nella storia si nascondono tre lezioni pratiche.

  1. Ogni generazione di prodotto è ancora sugli scaffali. Il semplice tracker di mercato del 1993, il prodotto a leva del 2006 e il veicolo crypto del 2024 compaiono fianco a fianco nella casella di ricerca del tuo broker, tutti vestiti delle stesse tre lettere. L’etichetta «ETF» ti dice che è presente un meccanismo operativo affinato e collaudato nel tempo. Non ti dice nulla sull’adeguatezza del contenuto alle tue esigenze.
  2. Il contenitore è stato messo davvero alla prova. La lezione del 1987 contribuì a crearlo; il 2008, il 2010 e il 2020 lo misero ogni volta sotto pressione. Si è piegato (premi, sconti, operazioni annullate), ma non si è spezzato. Ogni episodio ha un capitolo in questo libro, perché capire come una struttura può andare in difficoltà conta più di come viene pubblicizzata.
  3. I costi si sono mossi in una sola direzione. La concorrenza sulle commissioni è strutturale, non ciclica. Quando più avanti incontrerai un prodotto costoso, la domanda suggerita dalla storia è quella giusta: che cosa sto pagando esattamente che la versione allo 0,05% non fa?

Punti chiave

  • L’ETF ha unito due invenzioni: il fondo indicizzato (1976) e il paniere negoziato in borsa (Toronto 1990, SPY a New York nel 1993), con il crollo del 1987 nel ruolo di levatrice.
  • Ogni epoca ha aggiunto una categoria: internazionale (1996), settori (1998), Europa/UCITS (2000), obbligazioni (2002), oro (2004), leva (2006), gestione attiva (2008), bitcoin (2024). Tutte sono ancora negoziate oggi.
  • Le crisi del 2008, 2010 e 2020 hanno sottoposto il contenitore a stress test reali e il fatto di averli superati spiega perché oggi gli investitori istituzionali si fidano della struttura.
  • La direzione di marcia è stata unica: commissioni in calo, trasparenza in aumento, patrimonio in crescita. 85 mesi consecutivi di afflussi, fino a $23 mila miliardi (ETFGI, 2026).

FAQ

Qual è stato il primissimo ETF?

Il primo ad avere successo fu TIPs a Toronto (1990). Il primo ETF statunitense, e quello che trasformò il prodotto in una vera categoria, fu SPY (gennaio 1993). Ogni storia ha un prequel canadese.

Chi ha inventato l’ETF?

Non esiste un unico inventore, ma Nate Most e Steven Bloom dell’American Stock Exchange sono quanto di più vicino ci sia agli ingegneri fondatori, mentre State Street costruì e gestì SPY.

Visto quanto sono cresciuti rapidamente, gli ETF sono una bolla?

Qui la crescita riflette un cambiamento nel modo in cui le persone detengono i mercati, non una scommessa su una determinata attività. Che l’indicizzazione possa a sua volta distorcere i mercati è un serio dibattito accademico, al quale dedichiamo un capitolo completo e senza slogan (84).

Perché gli ETF europei si sono sviluppati in modo diverso?

Sono cresciuti all’interno del quadro dei fondi UCITS, che ha plasmato tutto, dalla fiscalità alle classi di quote (i fondi ad accumulazione praticamente non esistono negli Stati Uniti). I capitoli 9, 50 e 54 spiegano le conseguenze.

Fonti e approfondimenti

  • ETFGI, report sul panorama del settore, giugno–luglio 2026 (patrimonio, flussi, concentrazione dei provider)
  • Materiali storici della SEC sull’approvazione di SPY e sulla Rule 6c-11 (2019)
  • Ricostruzioni dell’American Stock Exchange / State Street sullo sviluppo di SPY; profili di Nathan Most
  • ICI, Investment Company Fact Book (storia dei flussi nei fondi)
  • Gastineau, The Exchange-Traded Funds Manual; CFA Institute Research Foundation, A Comprehensive Guide to ETFs

Questo sito è scritto in inglese. Le versioni tradotte sono fornite per comodità e possono contenere occasionalmente errori o formulazioni imperfette: ce ne scusiamo. In caso di differenze, fa fede la versione inglese.

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