PARTE III · CAPITOLO 68 ↩Universale⏱ 9 minVerificato ago 2026

Struttura del mercato primario e secondario

La risposta breveLa Parte II ti ha mostrato la finestra di creazione/rimborso. La Parte III apre l’edificio in cui quella finestra si trova. Un ETF viene negoziato in due mercati contemporaneamente: il mercato secondario, dove investitori e market maker si scambiano quote già esistenti su borse e sedi off-exchange, e il mercato primario, dove gli authorized participant creano e rimborsano quote contro basket al NAV. Il rapporto tra i due è una delle statistiche più sottovalutate del settore: in condizioni normali circa l’80–90% del volume di negoziazione degli ETF non tocca mai i titoli sottostanti, perché compratori e venditori si incontrano nel mercato secondario. Questo singolo fatto spiega perché gli ETF esercitino molta meno pressione di negoziazione sui mercati sottostanti di quanto suggeriscano i volumi headline, perché la liquidità non sia ciò che mostrano gli screener retail e perché il dibattito sul rischio sistemico del capitolo 87 ruoti attorno a ciò che accade quando questo rapporto si rompe.

I due mercati, con precisione

Il mercato secondario è tutto ciò che puoi vedere: book di negoziazione delle borse, quotazioni dei market maker, operazioni off-exchange e over-the-counter tra istituzioni e, soprattutto in Europa, un grande volume di negoziazioni bilaterali e via RFQ che non compare mai sul tape di una borsa lit (capitolo 92). Qui non vengono create nuove quote; cambiano semplicemente proprietario quelle già esistenti.

Il mercato primario è il livello wholesale del capitolo 31: gli AP consegnano basket in cambio di creation unit oppure restituiscono quote in cambio di basket, al NAV, una volta al giorno per ciascun fondo e AP, con varianti in contanti dove il trasferimento in-kind non è pratico.

L’interfaccia tra i due è l’arbitraggio. Quando la domanda sul secondario supera l’offerta e il prezzo sale sopra il fair value, la finestra primaria trasforma quella domanda in nuove quote sostenute da nuovi asset. Quando la domanda si ritira, il rimborso elimina le quote in eccesso.

Un fondo, due mercatiMERCATO SECONDARIOinvestitori ↔ market maker ↔ altri investitori, in borsa e OTCinvest.market makerinvest.83% del volumele quote cambiano mano;nulla arriva al fondoMERCATO PRIMARIOAP ↔ emittente, creation unit al NAV, solo quando serve l’arbitraggioAPemitt.titolisottostanti17% del volumebasket dentro, quote fuori:l’unico flusso che toccail mercato sottostantel’arbitraggio lega i due prezziETF USA 2024: 83% attività sul secondario, 17% sul primario — ICI Fact Book 2025.
Gran parte del trading ETF non raggiunge mai il mercato sottostante. Il buffer è il vantaggio silenzioso: solo la domanda netta, non il turnover lordo, tocca i titoli.

Il rapporto e perché conta

I dati di settore mostrano con costanza che la negoziazione sul mercato secondario domina i flussi del primario con ampio margine: negli ETF USA, circa cinque dollari vengono scambiati sul secondario per ogni dollaro di creazioni e rimborsi (ICI, dati 2024), e il rapporto va da circa 5:1 negli ETF high yield a quasi 20:1 negli ETF azionari sui mercati emergenti. Ne derivano tre conseguenze, ognuna delle quali corregge un equivoco comune.

1. Gli ETF vengono scambiati molto più di quanto facciano negoziare il portafoglio. Un fondo può registrare miliardi di turnover in un giorno mentre il gestore compra e vende pochissimo, perché la maggior parte del volume è costituita da investitori che si scambiano quote tra loro. L’affermazione frequente «gli ETF dominano ormai la negoziazione, quindi devono dominare i mercati» confonde i due livelli. Il numero che conta per l’impatto sul mercato è il flusso del mercato primario, non il volume headline.

2. Il wrapper è un ammortizzatore degli shock, non un amplificatore: di solito. In un’ondata di vendite, i venditori incontrano prima i compratori nel mercato secondario. Soltanto lo sbilancio netto raggiunge la finestra primaria e si trasforma in vendite effettive dei titoli sottostanti. L’ETF funziona quindi come livello di netting tra flussi opposti, l’esatto contrario della narrativa secondo cui «gli ETF costringono a vendere». La precisazione onesta, sviluppata nel capitolo 87: in un panico davvero unidirezionale c’è meno da compensare, e il rapporto si comprime verso il mercato primario.

3. La liquidità è stratificata. La vera profondità di un ETF è la somma di tre fonti: quotazioni visibili, capacità non esposta dei market maker e liquidità del basket sottostante accessibile attraverso creazione/rimborso. Il capitolo 71 fa di questo il proprio argomento centrale; qui è semplicemente un fatto strutturale sulla posizione dei diversi livelli.

Chi opera dove

I due mercati hanno popolazioni differenti, e questo modella tutto il resto:

  • Il retail vive interamente nel mercato secondario, con ordini piccoli assorbiti dalle quotazioni presenti sul book (capitolo 58).
  • Le istituzioni operano su entrambi: ordini più piccoli in borsa, ordini più grandi tramite RFQ e risk pricing (capitolo 72), e i più grandi direttamente tramite creazione/rimborso, dove il costo di ingresso è il costo di negoziazione del basket anziché lo spread dell’ETF.
  • I market maker operano continuamente in entrambi, quotando sul secondario e usando la finestra primaria per gestire l’inventario (capitolo 32).
  • L’emittente tocca soltanto il mercato primario, e soltanto in risposta agli ordini degli AP. Vale la pena dirlo chiaramente: il gestore del fondo non negozia in risposta al tuo acquisto. Reagisce al flusso netto del mercato primario, che è una cosa diversa e molto più piccola.

Come cambia la struttura tra i mercati

Gli Stati Uniti hanno un consolidated tape: circa metà di tutto il volume viene ormai negoziato off-exchange — RFQ, internalizzazione dei dealer, dark venue — ma ogni operazione deve comunque essere riportata sul tape. Per questo i dati sui volumi degli ETF USA appaiono elevati e sono relativamente completi.

L’Europa è l’eccezione strutturale (capitolo 92): lo stesso fondo è quotato su più borse, una grande parte degli scambi avviene OTC o su piattaforme RFQ e storicamente molto di quel volume non veniva riportato fino ai miglioramenti di trasparenza introdotti da MiFID II. Conseguenza: i volumi degli ETF europei sono sistematicamente sottostimati se si guarda una singola sede, cosa che rende la scorciatoia «basso volume = bassa liquidità» ancora più sbagliata in Europa che altrove.

Il reddito fisso merita una nota a parte (capitolo 82): il mercato secondario di un ETF obbligazionario è spesso più liquido del mercato delle singole obbligazioni che lo compongono. Questo genera il fenomeno di price discovery che fece sembrare scandaloso marzo 2020 a chi guardava il NAV anziché il prezzo (capitoli 33, 84).

Dove si nasconde il volume, per mercatoStati Unitiin borsafuori borsaRFQ · dealer · dark≈metà del volume è off-exchange —ogni trade passa sul tapeEuropalitOTC/SIRFQvenuela quota sulla borsa lit èminoritaria nel flusso realeETF bondun ETF bondbond più attivoil grande ETF può scambiare piùanche del bond più liquidoUSA off-exchange 50,6% del volume 2025, tutto TRF — Cboe; Europa ≈70% — big xyt/EFAMA; LQD > ogni bond IG — BlackRock.
Gli schermi mostrano solo una parte della realtà. Metà del volume USA è off-exchange ma finisce sul tape; gran parte di quello europeo non tocca il book lit; un grande ETF bond può scambiare più del titolo più liquido.

La domanda sullo stress, formulata in termini strutturali

Il rapporto tra primario e secondario è il meccanismo sotto l’intero dibattito sul rischio sistemico, quindi merita una formulazione chiara qui prima che il capitolo 87 lo analizzi nel dettaglio.

La lettura rassicurante. Il netting è reale e ampio. In ogni episodio di stress finora, il mercato secondario ha assorbito la maggior parte della negoziazione, i flussi primari sono aumentati ma sono rimasti gestibili e il meccanismo ha continuato a funzionare a prezzi più ampi (capitoli 32, 84).

La lettura preoccupante. Il netting dipende dalla presenza di flussi in entrambe le direzioni. In un vero panico a senso unico, il rapporto si comprime: una quota maggiore delle vendite arriva alla finestra primaria, più titoli sottostanti devono essere effettivamente venduti e, se quei sottostanti sono illiquidi — high yield, debito emergente, small cap — l’ETF può diventare un canale di trasmissione anziché un buffer.

Che cosa dicono finora le evidenze. La compressione è avvenuta, è stata misurata ed è rimasta entro la capacità del sistema, anche durante il blocco del mercato obbligazionario di marzo 2020. È un track record, non una garanzia, e la posizione onesta — sviluppata nel capitolo 87 — è che la struttura è stata testata ripetutamente e si è piegata senza rompersi, mentre lo scenario non testato resta sempre un grado peggiore dell’ultimo.

Un esempio pratico

Un ETF azionario europeo da €40 mld in un normale martedì:

  • Mercato secondario: €310 mln di quote cambiano mano tra quattro borse più canali OTC e RFQ. Migliaia di investitori, decine di istituzioni, diversi market maker.
  • Sbilancio netto: i compratori superano i venditori di €28 mln.
  • Mercato primario: nel pomeriggio un AP crea €25 mln di nuove quote dopo aver accumulato il basket durante la seduta; un altro rimborsa €3 mln per un cliente in uscita.
  • Impatto sul mercato sottostante: circa €25 mln di acquisti azionari distribuiti su 1.400 società, in un mercato che negozia centinaia di miliardi al giorno. Non rilevabile.

Volume headline: €310 mln. Impronta reale sul mercato sottostante: €25 mln, circa l’8%. Il restante 92% erano investitori che negoziavano tra loro, che è esattamente ciò per cui esiste il wrapper.

Punti chiave

  • Ogni ETF viene negoziato contemporaneamente in due mercati: secondario (investitori e market maker, quote già esistenti) e primario (AP ed emittente, nuove quote contro basket al NAV).
  • Circa l’80–90% del volume degli ETF viene compensato sul mercato secondario e non raggiunge mai i titoli sottostanti, quindi il volume headline sovrastima fortemente l’impronta reale sul mercato.
  • Il gestore non negozia in risposta al tuo ordine; reagisce soltanto al flusso netto del mercato primario, molto più piccolo.
  • La struttura varia: gli USA hanno un consolidated tape, l’Europa nasconde molto volume OTC e tra diverse sedi — rendendo particolarmente sbagliati i giudizi di liquidità basati sul volume — e gli ETF obbligazionari sono spesso più liquidi dei loro stessi sottostanti.
  • Il rapporto primario-secondario è il fulcro del dibattito sul rischio sistemico: il netting assorbe lo stress, ma si comprime nei panici unidirezionali, meccanismo che il capitolo 87 esamina apertamente.

FAQ

Il mio acquisto fa comprare azioni al fondo?

Quasi mai direttamente. Con ogni probabilità il tuo ordine ha incontrato un altro investitore o un market maker. Soltanto lo sbilancio netto della giornata, se abbastanza grande, si trasforma in una creazione.

Perché gli ETF europei sembrano così poco negoziati?

Perché gran parte del volume avviene off-exchange o su altre sedi, mentre il tuo schermo mostra una sola quotazione (capitolo 92). È un effetto della rendicontazione, non un fatto di liquidità.

Se quasi tutto avviene sul secondario, perché creazione/rimborso è così importante?

Perché è ciò che mantiene onesti i prezzi del mercato secondario. La finestra non deve essere usata molto per funzionare; la sua semplice esistenza limita quanto il prezzo può allontanarsi dal fair value (capitoli 31, 33).

Il mercato secondario può continuare a funzionare se quello primario si ferma?

Sì, ma a un prezzo: il fondo inizia a comportarsi come un closed-end fund e premi o sconti si allargano finché l’arbitraggio non riprende (confronto del capitolo 4, episodio muni del 2013 nel capitolo 32).

Questo rapporto viene pubblicato da qualche parte?

Emittenti e associazioni di settore pubblicano periodicamente rapporti tra volume secondario e primario, e i regolatori li citano nelle analisi di market structure. Considera sempre ogni singolo dato come specifico per un fondo e riferito a una data.

Fonti e approfondimenti

  • ICI Investment Company Fact Book 2025 (dati 2024 su secondario/primario) e ricerca BlackRock sui rapporti di negoziazione degli ETF
  • ESMA e reporting di trasparenza MiFID II sulle sedi di negoziazione degli ETF europei
  • Analisi della Federal Reserve e della BIS sulla market structure degli ETF durante episodi di stress
  • Materiali SEC sulla Rule 6c-11 e la struttura a due mercati
  • Capitoli 31–33, 71, 72, 82, 84, 87 e 92 di questo sito

Questo sito è scritto in inglese. Le versioni tradotte sono fornite per comodità e possono contenere occasionalmente errori o formulazioni imperfette: ce ne scusiamo. In caso di differenze, fa fede la versione inglese.

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